La tecnica di esecuzione della sismica di rifrazione, consiste nel rilevare a distanze orizzontali variabili rispetto ad un punto di origine, gli arrivi di onde sismiche di compressione e di taglio (con appositi geofoni da 8-14 Hz per le onde P-S) generate da una sorgente di impulsi sismici e rifratte da discontinuità geologico-strutturali .

La velocità di propagazione delle onde sismiche (Vp), costituisce il parametro discriminante per la determinazione della natura litologica del mezzo investigato.

La attribuzione delle velocità rilevate ad i corrispondenti litotipi viene generalmente fatta sulla base di dati stratigrafici diretti (sondaggi a carotaggio) o in alternativa da dati bibliografici in possesso sull’area idagata (“taratura” delle misurazioni geofisiche).

Per ogni profilo (copertura tomografica eseguita con n. 5-7 shots distanziati in maniera regolare) si eseguono n. 2 scoppi agli estremi del rilievo e n. 3-5 scoppi interni al rilievo, che permettono di tracciare il diagramma delle velocità complementari e di ottenere una buona ricopertura di dati (informazioni sullo stesso rifrattore da energizzazioni diverse), ricavare giaciture dei livelli rifrattori e ridurre infine il margine di errore in una investigazione di tipo indiretto.

Dopo aver determinato il tempo totale (total time), si definiscono profondità e velocità del/i rifrattore/i sotto ciascun geofono con la GRM-Type Analysis (Generalized Reciprocal Time-Palmer 1980) tramite software di calcolo SeisOpt Pro v.4.0 (Optim Inc. USA) per la elaborazione tomografica delle velocità sismiche in onda P od S.